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Una passeggiata seguendo l'itinerario Francescano/Lauretano: da Gagliole a San Severino e la pecorella di Colpersito

Uno degli episodi della vita di San Francesco in cui traspare il suo animo intriso di profonda tenerezza per il creato, è raccontato nel libro dei “Fioretti “, opera di un autore anonimo toscano di fine trecento.

Lo ricordiamo seguendo il sentiero di montagna che da l'eremo benedettino meglio conosciuto come la Madonna delle macchie a Gagliole sale verso i prati-pascolo di monte Pormicio.

 

Qui il primo tratto costeggia un grande campo coltivato a prato poi si entra in un bosco di conifere che ricorda in qualche modo i nostri paesaggi alpini. Si sale fino ad arrivare al rifugio CAI di monte Pormicio a circa 900 metri e qui, usciti dal bosco, si cammina in quota con estrema facilità su prati e pascoli naturali circondati dalla vista delle montagne dell'appennino.

Per la posizione più protetta e difendibile data dalla naturale altura dominante la valle, secondo alcuni storiografi qui su si sarebbero rifugiati gli abitanti del sottostante villagio in fuga dalle orde dei Goti.

 

Oggi lo sguardo accarezza l'armonia delle antiche mura del monastero di San Domenico del XIII secolo e coglie la sagoma svettante della coeva torre medievale appartenente alla famiglia Smeducci. Costoro , signori di San Severino a cavallo tra il XIV e XV secolo, appartengono alle memorie rinascimentali di questa splendida cittadina della antica Marca.

 

All'interno di quest'angolo di medioevo tuttora intatto ecco apparire il vecchio edificio delle clarisse di Colpersito e qui nasce il racconto di San Francesco e della pecorella ricordata appunto come la pecorella di Colpersito. Leggiamone un tratto :

Alla ns destra ci accompagna per un lungo tratto lo spettacolo dei monti Sibillini, dominanti ed eterni , innevati fino ad aprile inoltrato. Abbiamo camminato per circa 90 minuti. Ora ci attende un sentiero pianeggiante che dopo poco più di un'ora di cammino tra verdi pianori profumati di erbe aromatiche scende gradevolmente verso San Severino per circa un'altra ora.

 

All'altezza di una vecchia costruzione situata alla ns destra, un locale pizzeria ormai abbandonato, la strada si fa decisamente ripida ma comodamente percorribile. Dinanzi a noi , attraverso l'assolata e folta vegetazione del colle, s'intravvede la parte alta di San Severino. Siamo in vista dell'antico borgo posto sul colle chiamato monte nero.

< Attraversando una volta la Marca d'Ancona, dopo aver predicato nella stessa città, e dirigendosi verso Osimo, in compagnia di frate Paolo, che aveva eletto ministro di tutti i frati di quella provincia, incontrò nella campagna un pastore, che pascolava il suo gregge di montoni e di capre. In mezzo al branco c'era una sola pecorella, che tutta quieta e umile brucava l'erba. Appena la vide, Francesco si fermò, e quasi avesse avuto una stretta al cuore, pieno di compassione disse al fratello: "Vedi quella pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù Cristo, circondato e braccato dai farisei e dai sinedriti, doveva proprio apparire come quell'umile creatura >..

Francesco, intenerito dalla solitudine della pecorella, non aveva denari con sé ed era ormai prossimo a riprendere il cammino quando sopraggiunse un mercante che comprò la pecorella e glene fece dono.

Con in braccio tale agnellino Francesco si presentò al vescovo di Osimo che lo aspettava, ma pare che costui non gradisse altrettanto gioiosamente la presenza di quell'animale.

 

Francesco, terminato il suo giro nella Marca riprese la via del ritorno passando per San Severino, ospite delle clarisse di Colpersito. A costoro lasciò la pecorella in custodia promettendo di venirla a riprendere in seguito.

Ma Francesco tardò molto a tornare e la pecorella divenne adulta tanto che le suore decisero di tosarla e farne una tunica di lana per Francesco.

Quando Francesco ricevette in Assisi tale regalo, se la strinse al volto e la baciò con così tanta tenerezza che i suoi confratelli ne rimasero stupiti, non ricordando che quella era la pecorella di Colpersito.

 

Eccoci che camminando per circa un' ora lungo la ripida ma gradevole discesa verso San Severino siamo arrivati nella splendida piazza del borgo, un' autentica architettonica armonia di fine settecento.

Qui, dopo circa quattro ore, termina la ns prima tappa dell'itinerario Francescano/Lauretano.

 

Aurelio Marini – Augriturismo Casa Deimar.

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